photo credit Federcelebranti
C’è un momento della vita in cui una persona si guarda allo specchio e decide che è arrivato il tempo di festeggiare cosa è diventata. Non con un partner, non con un anello scambiato con qualcun altro.
Questa cerimonia si chiama cerimonia sologamica può svolgersi con la sola persona, il celebrante e forse un paio di testimoni, oppure davanti ai parenti e agli amici più cari, In Italia — come nel resto del mondo — non è più un eccentricità: è un rito di passaggio.
A ceremony just for you? It exists, and it’s called sologamy. It can be an intimate moment with just you and a celebrant, or a full celebration with family and friends. In Italy, as elsewhere in the world, it’s no longer seen as eccentric. It’s a rite of passage..
La sologamia, da sologamy, o self-wedding, è la scelta di celebrare pubblicamente un patto con sé stessi. Non ha valore legale – non è riconosciuta civilmente in nessuno paese nel mondo – ma ha un profondo valore simbolico e psicologico. Scegliere la sologamia non significa rinunciare all’amore romantico, all’amore tout court, né dichiarare guerra alla coppia; significa affermare che il rapporto più importante della propria vita è quello con sé stessi.
Il termine unisce solo (dal latino solus, “solo”) e -gamia (dal greco gamos, “matrimonio”). Compare per la prima volta stabilmente nel lessico internazionale intorno agli anni 2015-2020, ma la pratica è più antica: la prima cerimonia documentata risale al 1993, quando una donna americana, Linda Baker, si sposò con sé stessa a Lake Tahoe davanti a sette testimoni.
Un fenomeno globale
Dalla comparsa della sologamia negli anni Novanta, questo fenomeno si è diffuso, in modi e forme diverse, più o meno in tutto il mondo. La pandemia da COVID-19 ha accelerato la sua diffusione, poiché, nel costringere molte persone a un periodo prolungato di solitudine e riflessione, ha reso in qualche modo urgente la domanda: qual è il rapporto più solido che posso costruire nella mia vita?
In Giappone questa cerimonia di passaggio ha radici profonde; ancora oggi agenzie come Solo Wedding (con sede a Kyoto) offrono pacchetti completi: abito da sposa, trucco, acconciatura, fotografie, cerimonia e festa, per chi vuole vivere il rito dell’auto matrimonio. Non è un caso se il Giappone ha registrato nel 2021 meno di 500.000 matrimoni tradizionali, il dato più basso in novant’anni, in un contesto culturale che, tuttavia, valorizza molto la cura di sé.
Negli Stati Uniti. la sologamia è entrata nell’immaginario collettivo grazie alla serie Sex and the City (2003). In un episodio Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) ipotizza il proprio auto matrimonio come risposta ironica alla pressione sociale subita come single (St. VI, Ep. 9, intitolato: Il diritto delle donne alle scarpe – A Woman’s Right to Shoes). Da allora l’offerta commerciale è cresciuta: esistono kit per la cerimonia fai-da-te, agenzie specializzate, cappelle che offrono sologamy packages completi di fotografo e officiante.
In India nel giugno 2022 Kshama Bindu ha celebrato la prima cerimonia sologamica documentata del paese, con mehendi, haldi e tutti i rituali tradizionali reinterpretati in chiave di auto-impegno, suscitando un dibattito nazionale.
In Corea del Sud, dove il numero di matrimoni ha toccato il minimo storico, alcune aziende hanno iniziato ad offrire ai dipendenti che si sposano con sé stessi con una cerimonia sologamica gli stessi permessi riconosciuti a chi si sposa tradizionalmente.
Nel Regno Unito Sophie Tanner si è sposata con sé stessa nel 2014 a Brighton con una cerimonia pubblica, damigelle d’onore incluse. Nel Regno Unito la sologamia è considerata una tendenza in crescita ed è praticata principalmente tra le donne.
In Italia la prima sologama di cui si ha notizia pubblica è Laura Mesi, personal trainer di 40 anni, che nel 2017 si è sposata con sé stessa in un agriturismo di Vimercate davanti a 70 invitati. Ha indossato l’abito bianco, c’era una torta a cinque piani e aveva organizzato il suo viaggio di nozze in Egitto. Nello stesso periodo Nello Ruggiero ha celebrato la propria cerimonia a Napoli. Nel luglio 2023 l’artista visiva Elena Ketra ha portato a Roma la performance digitale Sologamy.org, presentata dalla Fondazione Solares delle Arti: per la prima volta chiunque poteva sposarsi con sé stesso online, in presenza o da remoto, ricevendo anche un certificato.
In Spagna uno dei primi casi documentati è quello di Ana Isabel González che nel 2010 si è sposata con sé stessa con una cerimonia durata tre giorni. Nel 2011 a Bilbao dieci donne hanno dichiarato pubblicamente il proprio auto matrimonio in un evento collettivo.
In Francia all’inizio del 2025 Antoine Cheval ha celebrato una cerimonia sologamica, diventando uno dei casi maschili più citati in Europa.
In Germania, Paesi Bassi, Scandinavia, Europa orientale non esiste praticamente nulla di documentato: né casi noti, né agenzie specializzate, né copertura giornalistica specifica.
A quanto pare i luoghi del mondo dove il fenomeno è presente e/o in crescita sono USA, Giappone, India, Corea del Sud e, in Europa, UK e Italia, mentre nell’Europa continentale non anglofona la sologamia resta una pratica ancora sporadica.
Perché qualcuno sceglie di sposarsi con sé stesso?
Le motivazioni sono molteplici e spesso si sovrappongono. Alcune persone arrivano alla sologamia dopo la fine di una relazione lunga, come atto di riappropriazione di sé. Altre la scelgono in un momento di svolta positiva: i 40, i 50, i 60 anni, il pensionamento, un trasloco, la fine di un percorso di terapia. Altre ancora non hanno mai voluto costruire la propria vita in funzione di un partner e vogliono che tale scelta sia riconosciuta e anche eventualmente festeggiata.
La cerimonia sologamica risponde a un bisogno umano fondamentale: quello di essere visti. Le nostre società hanno sviluppato nei secoli riti collettivi per quasi tutte le tappe della vita in coppia: il fidanzamento, il matrimonio, l’anniversario, ma non esiste praticamente un rituale che accompagni chi costruisce una vita completamente senza un partner. La sologamia colma questo vuoto; serve ad affermare: “anche questo percorso merita di essere celebrato, da solo o davanti alle persone che ti vogliono bene”.
È importante precisare che la sologamia non è una dichiarazione di ostilità verso le relazioni di coppia, non significa rinunciare a stare con qualcuno in futuro: significa smettere di fare della ricerca di un partner il centro della propria vita, della propria identità.
Il ruolo del celebrante laico
Una cerimonia sologamica ben costruita richiede la stessa cura e la stessa sensibilità narrativa di un matrimonio o di un funerale laico. Qui entra in gioco il celebrante professionista.
Come per le altre cerimonie di passaggio, il lavoro comincia molto prima del giorno della cerimonia. Il celebrante incontra la persona che intende sposarsi con sé stessa, conduce colloqui nei quali esplora la sua storia, le sue radici, i momenti che l’hanno formata, i valori che la persona desidera mettere al centro della cerimonia. Poi costruisce un ritratto fatto di dettagli, aneddoti, episodi che restituiscono il carattere della persona, le sue scelte, la vita che vive o ha vissuto fino a quel momento, insomma la voce inconfondibile che ognuno di noi ha e che dovrà risuonare durante il rito.
Specificità rispetto al matrimonio tradizionale
- La persona protagonista è una sola. Tutta la narrazione gravita intorno a quella persona, alla sua storia, ai suoi valori. Non ci sono due biografie da intrecciare, ma una da esplorare in profondità.
- Le promesse che la persona pronuncia sono rivolte a lei stessa. Scrivere le proprie promesse sologamiche è un esercizio potente: si deve mettere a fuoco ciò che si vuole davvero, ciò a cui ci si impegna, verso sé stessi, per il futuro.
- La scelta di un brano poetico o letterario, di una canzone, spesso è importante. Si selezionano testi che parlano di libertà, di autenticità, di pienezza.
- Gli amici e i familiari hanno un ruolo attivo, leggono un testo, portano un dono simbolico, si alzano per fare un brindisi. La cerimonia diventa un momento di accettazione e riconoscimento collettivo.
Come è strutturata una cerimonia sologamica
Non esiste un format universale per questo tipo di cerimonia, ci sono però passaggi essenziali e una durata tra i venti e i trenta minuti potrebbe essere più che sufficiente.
Come per ogni altra cerimonia di passaggio, sarà fondamentale individuare il cuore (per esempio le promesse della persona a sé stessa) e costruirla in modo che si arrivi al cuore con fluidità.
Ecco i momenti essenziali:
- L’accoglienza
Gli ospiti vengono accolti dal celebrante che apre lo spazio cerimoniale e spiega brevemente di cosa si tratta. Infatti non tutti conoscono il concetto di sologamia, tra gli ospiti potrebbero esserci persone di generazioni diverse, con aspettative diverse, è bene, dunque, spiegare con poche parole quale cerimonia si stia per celebrare. Il tono dell’apertura è fondamentale. - La narrazione biografica
Il celebrante racconta la storia della persona. Assieme alla persona ha scelto lo stile di questo racconto: può essere un brano che segue l’ordine cronologico della vita della persona, o può essere costruito come una sequenza di momenti rivelatori, con incursioni nel passato e ritorni al presente: l’infanzia, le scelte che hanno definito la vita della persona, le città in cui ha vissuto, i valori che ha costruito nel tempo. Sarà la parte più consistente della cerimonia e tra quelle che emozionano di più. Gli ospiti, gli amici, i familiari potranno riconoscere nelle parole del celebrante qualcuno che amano. - Gli interventi degli invitati
Alcune persone vicine, un’amica, un fratello, un collega, prenderanno la parola per un discorso di augurio o leggeranno un testo che hanno scelto.
- Le promesse le promesse della persona a sé stessa
È il cuore della cerimonia, il momento più intimo. In alcuni casi è la persona a scrivere le proprie promesse; in altri lavorerà con il celebrante per trovare dentro di sé le giuste intenzioni, le frasi giuste. Nel pronunciarli la persona si rivolge a sé stessa: si riconosce, si ringrazia, si impegna. - Il gesto simbolico
La persona indossa un nuovo anello che simboleggia l’unione. Oppure può prendere in mano un oggetto che ha scelto con cura, che si è regalato, e che la rappresenti: un fiore, una pietra, un libro. Il gesto sarà essere semplice, visibile e carico di significato.
- La chiusura e la festa
Il celebrante chiude la cerimonia con i suoi auguri. Possono seguire brindisi, musica, balli.
La cerimonia sologamica è un atto serio, ma non severo e può concludersi con una bella festa.
Qualcuno la chiama narcisismo, noi la chiamiamo coraggio
La pratica della sologamia non è immune da critiche. Ci sono persone che lo considerano un atto di puro narcisismo, un momento autocelebrativo e ridicolo, che riflette l’ipertrofia dell’individualismo contemporaneo, o addirittura un gesto che sminuisce l’istituzione del matrimonio.
La nostra esperienza di celebranti ci dice un’altra cosa. Le persone che si rivolgono a noi per costruire una cerimonia sologamica non stanno scegliendo di fuggire dagli altri: sono persone che hanno fatto un percorso, spesso lungo e faticoso, per arrivare a riconoscere il proprio valore. Quello che chiedono non è attenzione: è riconoscimento e offrire il riconoscimento, in modo sincero e rituale, è una delle cose più umane che ci sia.
Come lavoriamo noi celebranti
Ogni cerimonia – sologamica, matrimoniale, funebre o di altro tipo – nasce da un processo di ascolto e co-scrittura con la persona che la commissiona. Non usiamo testi preconfezionati.
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Una cerimonia sologamica è un inizio,
non la fine di qualcosa.