LOADING

Addio, casa mia: la cerimonia laica che celebra la fine di un’era

0
celebranti.com-CerimoniaAddioAllaCasa-Deutschland-Ospiti-Invitati-Gast-credit-FrankSchwoebel

photo credit Frank Schwoebel

Addio, casa mia: la cerimonia laica che celebra la fine di un’era

Quando uno spazio fisico diventa custode di memorie collettive, dire addio richiede un rito. Ecco una cerimonia di saluto a un luogo che per anni è stato casa di tutti.

Un luogo, una comunità, una storia

C’è un tipo di perdita che non finisce sui necrologi, non viene annunciata con un manifesto, non ha un nome preciso nella liturgia della vita. Eppure è reale, profonda, e merita di essere celebrata. È la perdita di un luogo, di quelle mura che nel tempo hanno smesso di essere semplice mattone e cemento per diventare qualcosa di vivo: un contenitore di storie, risate, pianti, discussioni a tarda notte, profumi di cucina, musica al pianoforte, feste e silenzi.

È esattamente questo che ha mosso un gruppo di amici provenienti da diverse parti del mondo, a riunirsi in un pomeriggio di fine marzo a Colonia, in Germania, per celebrare l’addio a un appartamento.

Uno spazio, tante stanze,  che per quarantaquattro anni avevano custodito le loro vite, o almeno una parte preziosa di esse. Un luogo dove la porta era sempre aperta, si poteva arrivare e fermarsi un giorno o un anno, dove, nella grande cucina, erano appese alle pareti le foto di tutti loro. Non una casa qualunque: un punto di riferimento, un porto sicuro, un luogo dell’amicizia nel senso più pieno e bello del termine.

Il compito di ideare e guidare questo insolito commiato profondamente umano, è affidato a una celebrante professionista, poiché un celebrante professionista conosce bene il potere di un rito laico, sa bene come strutturare un rito di passaggio, e poiché è fondamentale condurre questa cerimonia con cura e sensibilità .

Il rito del commiato: perché celebrare un luogo

I riti di commiato da un luogo sono ancora rari nel panorama delle cerimonie laiche, eppure rispondono a un bisogno reale e universale. Quando lasciamo una casa che ha segnato la nostra vita, avvertiamo qualcosa che assomiglia al lutto. Non è nostalgia sentimentale: è il riconoscimento che quello spazio faceva parte della nostra identità. Celebrarlo significa dare dignità a quel legame, trasformando la perdita in gratitudine, il distacco in continuità.

Il miracolo di una casa non sta nel fatto che ci ripara e ci riscalda, né nel fatto che ne possediamo le mura. Sta piuttosto nel fatto che essa ha depositato in noi, nel corso del tempo, scorte di dolcezza e di intimità.”

Citazione (Antoine de Saint-Exupéry)

Questa citazione di Antoine de Saint-Exupéry apre la cerimonia, e difficilmente si potrebbe trovare una sintesi più precisa di ciò che quella casa ha rappresentato per chi vi ha vissuto, e per tutti coloro i quali ci hanno trovato un secondo (o un terzo) porto sicuro.

Citazione (dalla cerimonia):
Non siamo qui per lasciare una casa, ma per congedarci da una parte di noi che ha preso forma qui dentro e per dare il benvenuto alla nuova parte di noi che prenderà forma altrove.” 

Una distinzione sottile, ma potente, che definisce il cuore della cerimonia: non una fine, ma una trasformazione. Così, nel corso del rito, si compone il percorso che porta i presenti dall’addio al luogo, alla consolazione per la vita che continua altrove e in altro modo.

celebranti.com_AddioAllaCasa_Colonia_Lesung-Ricordo-Trauerrednerin-credit-FrankSchwoebel
photo credits: Frank Schwoebel

La voce della casa: un monologo che commuove

Uno dei momenti più alti della cerimonia è, senza dubbio, la life story della casa: scritta in forma di monologo, la casa diventa voce narrante. Il testo si fa anche  poetico, oppure ironico, e le mura dell’appartamento prendono la parola per raccontare e ricordare quarantaquattro anni di vita vissuta, con amore, con meraviglia, con qualche rimpianto e molto umorismo.

“Ho imparato a riconoscervi: dal modo in cui entrate, dalle vostre voci, dalla vostra risata, e sì, anche da come sbattete la porta”, dice la casa. “Mi avete affidato un compito davvero impegnativo: essere custode dei vostri ricordi. Non è una cosa da poco. E non è sempre stato facile essere testimone delle vostre gioie e dei vostri dolori, degli inizi e dei commiati.”

La casa ricorda i Natali con i canti “a volte, diciamo…“stonati”, lo scalpiccio dei piedi dei bambini che escono di corsa per andare a vedere il corteo di carnevale, i capodanni sul Reno con i fuochi d’artificio e i piatti lasciati nel lavello per correre fuori nel freddo. Ricorda la musica di un pianoforte in una sera di pioggia, le discussioni filosofiche in cucina tra studenti universitari che vogliono capire cosa diventerà il mondo. Ricorda le lacrime e le risate, le lingue – tante, diverse – perché quella è una casa dove il mondo ha trovato rifugio.

Citazione (dalla cerimonia):
Non scambierei un solo giorno con voi con dieci anni tranquilli con gente noiosa”

conclude la casa nel suo monologo.

Una comunità internazionale: le memorie da ogni angolo del mondo

Il testo  sottolinea come la casa non sia stata solo il luogo di ritrovo di un gruppo, ma anche un crocevia internazionale. La cerimonia si arricchisce dei commoventi e divertenti contributi degli ospiti, molti presenti, molti che, impossibilitati a partecipare, hanno inviato le loro parole da Roma, da Melbourne, da Magonza, da altre città tedesche. 

Si ricordano ancora i tempi dell’università; la cucina della casa com’era; le discussioni notturne su religione, politica, filosofia; il fermento intellettuale di una generazione che stava trovando se stessa, di un gruppo di giovani amici e amiche che,  in quella cucina, affilavano le nostre menti e cercavano di capire chi e cosa sarebbero diventati. Si ricordano nascite, e serate di musica, il sole di maggio nel cortile interno, e la storia esilarante di un gioco di calcio inventato da adulti e bambini e praticato nel lunghissimo corridoio dell’appartamento.

Il rituale finale: la scatola dei ricordi

La memoria è l’unico paradiso dal quale non possiamo essere cacciati

Citazione (di Jean Paul)

La cerimonia si chiude con un rituale semplice e potente: i racconti portati dagli amici e quelli inviati da lontano e letti durante la cerimonia, sono raccolti in una scatola che viene consegnata ai padroni di casa. Essa resterà come memoria collettiva: un oggetto che custodisce ciò che le mura non possono più custodire, un archivio dell’amicizia.

La cerimonia si conclude con la considerazione che le stesse memorie che oggi portano un po’ di tristezza, restituiranno presto sorrisi e risate, quando tutti ricorderanno quello che hanno avuto e vissuto. 

Un commiato che apre la porta a un prossimo capitolo; con la certezza che nessuna distanza – geografica o temporale – potrà sciogliere i legami profondi che legano le persone che hanno compiuto insieme questo rito di passaggio.

celebranti.com-CerimoniaAddioAllaCasa-Lesung-Dedica-Colonia-Koeln-Deutschland-credit-FrankSchwoebel
photo credits:Frank Schwoebel

Perché anche i luoghi meritano un addio

La cerimonia di Colonia ci ricorda qualcosa di importante: i riti servono per i grandi eventi della vita: matrimoni, nascite, morti; ma servono anche ogni volta che la vita ci chiede di attraversare una soglia. E lasciare una casa che ci ha accolto e ci ha contenuto, — nel senso più profondo del termine — è certamente una di queste soglie.

Come celebranti, il nostro compito è dare forma a questi passaggi. Trovare le parole, costruire i gesti, creare lo spazio in cui un gruppo di persone possa stare insieme nel momento della transizione, e uscirne, se non guarito, almeno un po’ più intero.

Se anche tu stai affrontando un distacco – da un luogo, da un’epoca, da una fase della vita, e senti che meriterebbe qualcosa di più di un trasloco silenzioso, scrivici.

Siamo pronti ad accompagnarti, a costruire insieme la cerimonia giusta per te.

it_ITItaliano